Salire lassù, l’orgoglio dei poveri

E sulla vetta, tè e pomodori   

di Mario Fossati

(Dall’archivio di Repubblica, 1994). 

Caro Fossati, è morto Ugo Tizzoni, grande alpinista. Soltanto i “Ragni” di Lecco e i monzesi dei “Pell e Oss”, in questi giorni, ne hanno avuto memoria“. Marco Ferrario…

Ugo Tizzoni è morto all’ ospedale di Lecco. Come aveva vissuto. Poveramente. Aveva ottant’anni.

Con Riccardo Cassin (capocordata) e Gino Esposito, aveva risolto uno dei problemi di fondo dell’ alpinismo occidentale, la punta Walker sul versante francese delle Grandi Jorasses. Con i mezzi di quell’alpinismo eroico (corde di canapa e attrezzatura spartana): dentro il sacco del capocordata una cartolina illustrata (su cui un grande giornalista sportivo, Vittorio Varale de ‘La Stampa’, aveva tracciato un ipotetico percorso) i tre arrampicatori lecchesi compirono l’impresa: un exploit che un critico non sospetto, il secondo salitore, Edouard Frendo, definirà “una scalata veramente formidabile, forse senza pari in tutte le Alpi”.

Tre giorni impiegarono i lecchesi. L’ultimo fu avversato dalla tempesta, che frugava la parete e li cercava con i fulmini. Il quarto giorno rientrarono nella… vita.

Verrà poi il tempo che la Walker sarà scalata senza bivacco e in solitaria e qualcuno scriverà: “Le Dieux s’ èn vont”. Già “Le Dieux s’ èn vont”… e qui ripeto le parole di Reinhold Messner: “Gli dei se ne sono andati? Forse: ma dopo avere infisso i chiodi che ti indicano la via, tanto comodi ai successori per agganciarvi subito un moschettone”.

E ancora citerò Alessandro Gogna, alpinista di scuola moderna e scalatore della Walker in solitaria: “Un’impresa, perché se ne conosca tutto il valore, deve essere ripetuta. Posso dichiarare, nel caso, che la ripetizione non ha soltanto confermato la grandiosità del capolavoro di Cassin, Esposito e Tizzoni; ne ha anche dilatato le dimensioni”.

Il 6 agosto 1964 – ventisei anni giusti e un giorno da che i tre scesero ad Entreves arsi e stracciati, la barba lunga e gli occhi scintillanti di fierezza – sono andato appositamente a Lecco e ho chiesto e ottenuto che, per un’ora, Cassin, Esposito e Tizzoni si riunissero. Cassin ed Esposito – la cui chioma rossa si era ingrigita – invitarono il fotografo ad attendere Tizzoni.

Finalmente Ugo arrivò e Cassin lo prese bonariamente in giro per la tradizionale mancanza di puntualità.

Se la Regia questura di Lecco” - rise Cassin - “non avesse ritardato di cinque giorni la consegna del passaporto a Tizzoni (che pure aveva fatto regolare richiesta contemporaneamente a noi) avremmo aggredito l’ Eiger, anticipando Heckmair, Kasparek, Vörg e Harrer. Per questo abbiamo invertito la marcia: non più l’ Eiger, ma la Walker“. “E sa perché non ho ricevuto subito il passaporto? – saltò su Tizzoni – Perché ho il ‘mal del povero’. Stasera, il principale mi ha negato il beneficio di un’ora di lavoro.  Il ‘mal del povero’ non ha scampo“.

Ho trascritto fedelmente il racconto di Cassin, Esposito e Tizzoni sulla Walker e sono finito su una antologia alpinistica. Ne riporto la ‘chiusa’ di Ugo Tizzoni, dopo che i tre sperduti nella discesa dalla Walker si imbattono in una cordata di tedeschi diretti alla Punta Croz. “Bravi italiani, ci dicono. Da tre giorni tutti i giornali parlano di voi: grande vittoria Italia. E dal fardello cavano tè caldo e (molto importante) pomidoro. Ce li offrono. Bello, no?! Il frutto pratico della Walker è stato il pomidoro.
I poveri conquistano spesso, se non sempre, l’inutile
“.

E giù una risata da rimettere a nuovo un uomo.

Emanuela Audisio mi ha telefonato alla notizia della morte di Ugo Tizzoni. L’aveva appresa da un’agenzia. Ho sentito un groppo in gola. Ho acceso il televisore. Signori elegantissimi, incravattati, parlavano di calcio e rischiavano di credere in ciò che dicevano.

Di Ugo Tizzoni non un cenno, ho spento.

Ugo-Tizzoni-(a-destra),-Riccardo-Cassin-e-Gino-Esposito-al-ritorno-dalla-parete-nord-della-Walker,-Grandes-Jorasses

Ugo Tizzoni (a destra), Riccardo Cassin e Gino Esposito al ritorno dalla parete nord della Walker, Grandes Jorasses

Mario Fossati, grande firma del giornalismo sportivo italiano (“La Gazzetta dello Sport” dal ’45 al ’56, “Il Giorno” dal ’56 all’82, “Repubblica” dall’82 al 2008).

Racconto un po’ di tutto, soprattutto ciclismo e pugilato, sport poveri per i poveri, e ippica, sport che rendeva poveri, e alpinismo. L’alpinismo perché sono nato a Monza, e Monza era la patria dei ‘Pell e oss’, gruppo in cui è cresciuto anche Walter Bonatti. Un giorno mi portano ad arrampicare. Non ti preoccupare, mi dicono. Pizzo Badile: comincio a preoccuparmi. Parete: mi preoccupo. E i chiodi che hanno nello zaino rimangono nello zaino: mi preoccupo da matti. Alla fine li saluto con quella liberazione di chi sa che, lassù, non lo avrebbero mai più rivisto”.

Alpine Sketches©2013

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