Sentieri d’amore? No, grazie

di Claudia Bollati

Lucchetto

La folgorazione l’ho avuta da un pezzo, saranno passati vent’anni: me l’ha data Camoscetto.

Persa l’ultima funivia possibile per calare dalla Rosetta, con mezze Pale che ci accompagnavano giù verso il Colfosco (piene di buona volontà dolomitica, franandoci addosso e sopra e sotto e di fianco), mi sedevo ad ogni zig del sentiero per girare le gambe nella direzione giusta, idem allo zag seguente. Cosi mia madre che chiudeva la fila. Davanti, il genitore edizione dépliant dell’EPT di San Martino di Castrozza: « ah, il Velo della Madonna al tramonto! », e attento estimatore della sua progenie maschia: « guarda, Gabri – alla mamma – Carlo sembra proprio un camoscetto! ». Sulle caviglie gli soffiava infatti l’indesiderabile, nonché mio, fratello minore che svolazzava lallero in versione superesibizionista.

Negli occhi di Gabri un mix tra Medea e Clitemnestra. Nella mia testa la più sincera e spassionata riabilitazione di Caino. Morale: primo (trascurabile), a Camoscetto non la perdonerò mai; secondo (vitale pour les femmes), non contiamocela sui love paths.

Non c’é affetto che tenga con un’escursione di mezzo, se ti tradiscono padri e fratelli figuriamoci quelle strane creature battezzate fidanzati/ mariti/ compagni/ amanti/amori della vita nostra. Via il rosa dai sentieri. Vietato farsi abbindolare dalla fresca passioncella che promette « cinque giorni cinque» di follie nei posti tappa gita; proibito cedere al coniuge che millanta il fifty-fifty per le vacanze d’agosto, un po’ Carnia poi Filicudi senz’altro; as-so-lu-tamen- te escluso credere nel rattoppo d’un fidanzamento logoro, in virtù del giro del Cervino.

Certo, il femminismo duro é stato archiviato nel cassetto, basterà quindi un « no grazie» civile ma fermo, altrimenti non capiscono, sono capaci di pensare che hai paura di essere di peso o altri alibi scemi. Senza grossi rimpianti però, tanto la manfrina é la solita: sul campo, l’amore novello tenterà il record saltando i posti tappa per dimostrare che i tempi sono gonfiati, e toccherà riportarlo scoppiato a valle; il marito perderà tutti nei boschi delle Giulie per riemergere a ferie finite; e, intorno al nobile scoglio, il fidanzato frusto sarà cosi insopportabilmente accondiscendente, lui che in montagna non lo é stato mai, da far preferire un’abile fuga abbandonando il melenso sulle morene.

Dio scampi poi da tutta la genia dei tecnici dell’escursionismo. No allo scopritore di passaggi a nord ovest: si perde, garantito. No al botanico- zoologo: rovina i fiorellini appioppandogli il nome latino e sostiene pedantemente che con le marmotte non puoi parlare, mentre tu invece ci chiacchieri da anni. No al testatore di materiali: inutile quasi ricordare all’incauta Cenerentola che le rifilerà un paio di pedule misura 35 quando lei ha tre numeri in più. No e poi no al collezionista di album e proiezioni sentieristiche, allo pseudo scrittorefotografo: ti costringerà a passare infinite volte in mezzo a cespugli instabili di rododendri, per trentadue preziosi clic che a te non renderanno un bel niente, neppure la fama, perché ti riprende di spalle e, se va sul piano davanti, che figura ci fai? Bando al pessimismo, andiamo a ricostruire.

Tutti i tipi di cui sopra (ne abbiamo almeno uno pro capite, magari gli vogliamo pure bene suo malgrado) beh, basta dimenticarli. Dico, ti scordi il portafogli, le chiavi, i documenti, l’indirizzo, l’appuntamento, la testa, vuoi non essere capace di dimenticarlo da qualche parte? Il sentiero sarà finalmente tranquillo, basterà un « che distratta! » dopo, e non cedere alla voglia (troppo maschile) di raccontargli il tragitto pietra per pietra. Oppure scegliere come coequipier l’amica del cuore, sempre affetti sono. Gita condita da pettegolezzi ameni, cremine abbronzanti, libri piacevoli, incontri piccanti.

In montagna il destino é buffo, si può incocciare nel pecoraio della Val Maira, nel boscaiolo dell’Oregon, nell’uomo Camel… l’amica serve per confermare l’avvenuta conquista e non quale elemento di rissa, occorre spartire ciò che si trova. Oppure ancora riabilitare il maschio, dandogli il ruolo di compagno di viaggio. Sono gli uomini più deliziosi, a loro interessa come a te quel giro li, e basta. Si può impazzare, far capricci, gare, idiozie da chiamare poi avventure. Sono perle, sono rari. Trovato uno non lo molli, lo circondi di filo spinato, te lo tieni unghie e denti in mostra. Ecco, é la felicità quasi perfetta. Sei a un filo dall’innamoramento, ma non cascarci: il compagno di viaggio é un mutante, al primo bacetto non impegnativo é pronto a cambiar ruolo, a trasformarsi, a sentirsi in diritto di berciare « ancora li? non parlare alle marmotte! si va di là, ferma cosi, clic clic … ». Tutto da rifare, povera donna.

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