di altre storie: 1977-1983
di Stefano Lovison
C’è stato un periodo in cui ad un gruppo di amici accaddero degli eventi particolari, momenti che solitamente capitano a chiunque e che non hanno nulla di sensazionale ma che ai loro occhi e per una serie di fortuite concomitanze presero la forma di momenti irripetibili e unici, tanto da fargli credere che queste cose ‘eccezionali’ succedessero soltanto a loro.
Fu tra il 1977 e il 1983 - la datazione è utile ma non così importante – e si trattò di un lasso di tempo definito, preciso e lunghissimo in cui, per quella capacità che hanno solo i giovani, ci capitò - eravamo noi quel gruppo di amici – di vivere intensamente ogni attimo di vita da sentire passare più lento il tempo e più lunghi del normale i giorni e le settimane, figuriamoci gli anni.
Era stato con la fine delle scuole superiori che per molti di noi era cominciato un viaggio particolare, non definito ma lieve, della sostanza luminosa di uno stato di grazia. Le nostre storie personali e intime molto spesso si intrecciavano con fatti collettivi di grande energia, umana, politica e culturale com’era in quel periodo, pervaso non solo dagli eventi tragici di quegli anni ma anche da una tensione generale estremamente creativa e gioiosa.
Durò così poco.
Il ’79 fu insieme la fine della spensieratezza e lo spegnersi di un intero ‘movimento’, molti dei nostri viaggi presero allora strade diverse, a volte così distanti da non riservarci più nemmeno un incontro … com’è per la vita vera, la vita normale.
Sfogliare queste foto è ripercorrere in un piccolo affresco generazionale il vissuto di un’epoca, minore e confinata a noi ma veramente irripetibile, nel momento in cui ci stavamo costruendo la vita, piena zeppa di sogni, ambizioni alte e amori che non sarebbero mai finiti. Forse con l’unico orgoglio di pensare che in fondo non siamo mica tanto cambiati e si vede in quelle foto che già lo sapevamo come sarebbe andata a finire.
Ci sono giorni in cui quel brivido mi torna lungo la schiena. E’ solo il fiato spento della gente a cui i giorni e le settimane sfuggono di mano sempre più rapidamente ma è il senso di tutto quello che un tempo è stato: l’alito acerbo di ogni giovane del mondo, sia esso in una piazza a manifestare oppure nel cercare la propria strada o ancora negli occhi della ragazza che ama. Lo stesso alito, lo stesso momento di grazia, unico e irripetibile.
Il resto non c’entra, di come poi siamo diventati, sfigati, disillusi, falliti o appena mediocri o cosa altro siamo noi adesso.
Io so che per quanto invecchiati, “rotti e stracciati”, a quelle persone, agli amici e alle donne che ho amato porterò sempre grande riconoscenza e debito di affetto … Gracias a la Vida!
Freak Out!, Frank Zappa;
Ho visto degli zingari felici, Claudio Lolli;
The Soft Machine;
Banco del Mutuo Soccorso;
The Piper at the Gates of Dawn, Pink Floyd;

1977, a scuola durante una pausa. Fuori, nel bagliore, oltre l’azienda agricola, la vista dava sul fiume Bacchiglione, la campagna e i Colli Euganei a una decina di km.

Questo è un sabato pomeriggio d’inverno lungo un piccolo fiume di periferia. Questa campagna è rimasta praticamente così a parte un enorme distributore che ingombrerebbe la foto proprio al centro. Jack sta preparando un’imboscata a Luisa: la tortura solitamente era fatta di lievi frustate ma era l’inseguimento la parte più selvaggia del gioco …

Questo è un autoscatto … Lorenzo studiava sempre, solo che non era mai nel posto giusto al momento giusto e in sincronia con il programma delle lezioni. E’ diventato un grande esperto di lucertole, ricercando in svariati luoghi del mondo il segreto della ricrescita della loro coda perduta … perdendo anche una promettente carriera accademica.

Qui siamo nella casa di campagna di Cesman, una delle case più terrorifiche che io conosca e dove era obbligo dormire almeno in quattro per via di certe presenze. In questa cucina, in una notte di tempesta, si svolse un esorcismo a base di scoregge piroplastiche descritto negli annali di Sant’Anna di Chioggia.

Silvio, Luisa, Giuli e Pape allo stereo (mio) 1983. Alla guida del Bedford – non inquadrato – c’è Neio. Sicuramente siamo di ritorno da Arco

1977, colli Euganei, monte Gallo, penso. Luisa e Barbara alle chitarre. Di sicuro stanno cantando qualcosa di Neil Young (o anche di Cat Stevens). La Cimar col Che non l’ho più, aveva un bel suono. Questo con tutta la serie di foto di quel giorno rappresenta al meglio uno stato di grazia di un momento perfetto a cui sono molto legato.

Luca con il mio cucciolo Dodo. Archeologia industriale di una fornace ormai dismessa nella periferia industriale di Padova, in contrasto con una bella villa veneta

Luisa in un luogo e in un tempo indefiniti… le imperfezioni fanno parte delle schegge dei miei ricordi

Scardovari, natale 1979. Luisa, Daniela e Jack. Questi erano i suoi luoghi. Lui, Cesman, Bla ci venivano spesso per pescare ma soprattutto per fumare e ridere: non hanno mai preso un cazzo…

Mio zio Anselmo ‘Memo’ nella casa dove nacque mia mamma. Ora non ci sono più ma la casa, piccola e malandata è ancora in piedi.

Istituto Agrario Duca degli Abruzzi, 1977, quinto anno! Era una classe strana, divisa in due anche fisicamente. Da una parte i veri uomini, quelli coi ‘fiorucci’ che andavano in discoteca e scopavano; dall’altra i burattini, quelli giravano all’alba per le barene del delta del Po e la sera al CinemaUno …

durante un viaggio con il Morini 150 di Sergio finimmo in un seminario di Pavia. Qui passammo alcune notti prima di trasferirci per la vendemmia nelle colline dell’ Oltrepò

Di sicuro è che qui siamo in via Crescini e che quello è vino bianco se è vero che da Mauro si vendeva vino, ma la data è incerta, e pure l’autore di questo piccolo ritratto generazionale. Potrebbe essere di Mauro (che diventerà un ottimo fotografo professionista) ma è troppo incastrato lì in mezzo per aver regolato lui l’autoscatto. Il negativo io non ce l’ho ma sono strasicuro che l’autore non si offenderà per questo … adios!
Changes
Apro la caffettiera e con movimenti misurati la riempio di caffè, poi col dorso del cucchiaino premo la polvere con attenzione per non farla debordare fino ad una lieve resistenza.
L’occhio cade sul tavolo. E’ grande ma completamente ingombro di foto.
Sono stampe in bianco nero, per quello che la camera oscura all’epoca permetteva: un durst, due bacinelle e tante sigarette. Le foto, nel formato 18×24 e 20×30, qualcuna, la meno difettosa, 30×40, sono in un disordine esteticamente perfetto.
Appena più sotto ce n’è una dove siamo in treno mentre torniamo dalla biennale, penso sia del 1978, collocandola rapidamente tra la maturità e una vendemmia.
Qui invece siamo in campagna. Dalla camicia stirata potrebbe essere un giorno di festa e non di scuola occupata o sciopero, di sicuro è primavera. Le ragazze suonano, io che le fotografo mi compiaccio del momento. Capisco che sarà un’ottima serie di scatti e già mi preoccupo dello sviluppo, dei tempi giusti e della temperatura e del momento in cui al buio dovrò infilare la pellicola nella spirale.
La macchinetta sul fuoco borbotta mentre rivedo in quelle di scuola l’insulsa arroganza dell’adolescenza.
Ma non c’è una foto dove ci siano degli adulti o che rappresenti la famiglia? Sono tutti scatti di vagabondi che pensavano di essere individui straordinari.
Sul pontile Luisa guarda l’acqua, la fissa senza guardare niente. Riesce ad essere spontanea con la sicurezza di chi sa di essere osservata dal lato buono e forse anche amata.
Chiudo il fuoco, il caffè è pronto e lo verso nella tazzina.
E ancora, l’ennesima pentatonica in mi, un viaggio in moto, il vino, Pamplona dopo ‘Fiesta’ di Ernesto, una notte in un ostello religioso, la neve e il sole, l’innocenza e la rabbia. Si sovrappongono nel disordine occhi di donne che ho amato e di amici con cui ho condiviso il fumo, i soldi e i sogni, fino a finirli tutti.
Un sospiro mi viene più profondo. Maledetta l’idea che ho avuto di mettere ordine in quel baule… ma ordine a che?
Il caffè è ormai freddo, sono passate delle ore. Berlo adesso vuol dire non prendere più sonno.
Massì, due cucchiaini di zucchero per esagerare.
Fanculo, stasera me lo voglio bere proprio dolce!
Stefano Lovison
alpine sketches©2011







































Gran bel lavoro e finalmente la giusta valorizzazione a queste foto così “vere” che accompagnano la malinconia di tempi ormai andati, ma intensamente presenti.
Non cambiare mai Lovi
Laura
Grazie Laura, anche se hai solo sfiorato quel periodo ne respiri a pieno il senso. Mi fa piacere che questo album trasmetta di queste sensazioni.
No non cambierò, anzi: The sands of time were eroded by The river of constant change!
ciao
Veramente bello, sei un fotografo artista.
ciao vanni
ho visto le foto, un po alla volta lo leggo.
saluti
vanni
Conejooooooooooooo Papeeeeeeeeeeeeeee che belli…..che strano!
Ringrazio per l’emozione
anny
Grazie a te Anny, magari ci ri-conosciamo? Mi fa piacere che questo album ti abbia emozionato. Ti giuro che a distanza di decenni è stata una sorpresa anche per me restaurare i negativi (molti dei quali inediti) e rivederci in questo modo.
Ciao
Stefano
si vaga nella “rete” e ci si imbatte in un “tizio” vissuto negli stessi anni miei ma dall’altra parte d’Italia… nessuna conoscenza, altri amici, altri luoghi, eppure uno strano riconoscersi in quelle immagini pur differenti da quelle della mia vita: sarà che mi par esserci lo stesso rimpianto per la purezza lasciata per strada in quegli anni, per i desideri mai avverati, per le promesse che il futuro faceva ma che poi non manteneva… per quella forte illusione che ci faceva pensare che con noi se non tutto almeno qualcosa sarebbe potuta cambiare.
ciao
Alberto
ps: grazie per la piccola citazione all’inizio del pezzo e complimenti per il bell’occhio fotografico di allora e di oggi.
Grazie Alberto, la citazione dal tuo bel libro, anche se fuori contesto, ci stava benissimo. ..quel tuo “rotti e stracciati” è un motto di una semplicità e purezza fenomenale.
Questa pagina è bellissima.
grazie Davide…
Bello Stefano, leggero come ali di farfalla. La vita che si sfiora. Potresti farci un libretto-racconto.
grazie Melania, ci sto pensando, davvero…
mah…non erano i miei tempi (cazzarola stefano, quanto sei vecchio! :=)), ma davvero con le tue parole trasmetti serenità e complimenti pure per le immagini, semplici e allo stesso tempo bellissime.
tempo per respirare!
ciau
sì, tempo per respirare… grazie Francesco!
adoro todo o blog, mas essas fotos são verdadeiras jóias!
obrigado,
Ducha escalador de Brasil.
Benvenuto nel mio blog caro Edoardo.
Anche il tuo commento è per me una cosa preziosa…
grazie molte e ciao
Ricopio Anny:
“Conejooooooooooooo Papeeeeeeeeeeeeeee che belli…..che strano!
Ringrazio per l’emozione”